Presentato il Green Book 2024: i dati sui rifiuti urbani in Italia

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La produzione nazionale dei rifiuti urbani si attesta a 29,1 milioni di tonnellate (calo dell’1,8%) per un fatturato del settore che raggiunge 13 miliardi di euro (0,7% del PIL).

Promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, il Green Book 2024 è una fotografia dettagliata sul settore dei rifiuti urbani in Italia.

Il report vede la collaborazione con ISPRA e la partecipazione di Enea, del Centro di Coordinamento RAEE e dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Stando ai dati del report, il fatturato del settore (campione di 439 aziende, con un impiego di oltre 86 mila addetti diretti) ha raggiunto circa 13 miliardi di euro[1], equivalente allo 0,7% del PIL.

Le imprese che gestiscono gli impianti sono quelle che raggiungono le migliori performance economiche, come confermano anche i dati del valore aggiunto per addetto (circa 402 mila euro), mentre le aziende che si limitano alla gestione della raccolta registrano un livello di produttività più basso (57 mila euro per addetto).

Il Sud Italia continua a presentare un significativo deficit impiantistico che non consente la corretta chiusura del ciclo.

Infatti, a causa del maggiore costo sostenuto per il trasporto dei rifiuti verso impianti fuori Regione ed esteri, si registra la Tari più alta del Paese con 378 €/abitante nel 2023, staccando Centro (347 euro) e Nord (284 euro).

Un’analisi che evidenzia innanzitutto la necessità di migliorare la regolazione del sistema e della sua gestione, in particolar modo nel Mezzogiorno, per il raggiungimento degli obiettivi europei: avvio a riciclo entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035) e smaltimento in discarica fino ad un massimo del 10% entro il 2035.

In Italia, si attesta un calo della produzione dei rifiuti pari a 29,1 milioni di tonnellate.

La percentuale di racconta differenziata ha raggiunto il 65% (crescita in tutte le aree del Paese che supera gli obiettivi EU), tuttavia la percentuale di riciclaggio è pari al 49%.

Cosa ci dicono i dati? Il Green Book 2024 è uno strumento di analisi e una fonte da cui partire per chi opera nel settore della comunicazione ambientale. 

Le differenze tra Nord e Sud, i costi di gestione e le criticità sono messaggi chiave per un attento lavoro di informazione verso il target generalista, ma anche per una divulgazione che manifesti l’interesse pubblico verso il miglioramento, in mano ai decisori.

Grazie al report, appuriamo che oltre al prioritario ecodesign per favorire la riciclabilità di materiali ed imballaggi, l’indispensabile raccolta differenziata (sempre più praticata) deve essere accompagnata dalla disponibilità di un adeguato sistema impiantistico[2].

La gestione dei rifiuti urbani è uno step fondamentale per la transizione ecologica.

Processo che vede per i prossimi anni un aumento esponenziale della domanda di materie prime critiche[3], esposte a un rischio elevato di approvvigionamento a causa del complesso scenario geopolitico. Lo sviluppo di filiere per il recupero di queste materie strategiche è fondamentale – il corretto riciclo dei RAEE, da questo punto di vista, è un’opportunità per ridurre la dipendenza da Paesi terzi.

In Italia, tuttavia, i livelli di raccolta raggiungono solo la metà degli obiettivi stabiliti dall’Europa (12 kg/abitante). È dunque fondamentale un rafforzamento dei finanziamenti in questo campo, anche sulla comunicazione.

Il Green Book 2024 chiude con una riflessione sul re-impiego di Materie Prime Secondarie (MPS) per far fronte alla crescente domanda di beni di consumo e alla necessità di efficientare l’impiego delle risorse nella produzione.

Per questo, Utilitalia ed Enea hanno realizzato un progetto per valutare il risparmio energetico associato all’utilizzo di MPS rispetto alla materia prima vergine. I risultati dimostrano un valore nel risparmio che renderebbe le MPS competitive nel mercato, se valorizzate tramite Titoli di Efficienza Energetica (TEEC) e crediti di carbonio (3C).

Un meccanismo che potrebbe favorire l’infrastrutturazione industriale, spingendo le imprese verso modelli di approvvigionamento virtuosi.

Sfide strategiche, economiche, ma anche informative. Quanto siamo consapevoli dell’impatto di acquisti, consumi ed abitudini?

Possiamo agire come singoli individui attraverso le nostre scelte, ma cos’altro resta da fare? La sensazione è che questi dati contengano un qualcosa in più. È l’interesse collettivo per l’interesse collettivo a dover essere raggiunto.


[1] I dati si riferiscono all’analisi dell’anno 2022.

[2] Secondo una stima di Utilitalia, sulla base dei dati Ispra del rapporto 2023 (con dati 2022), mentre il Nord del Paese (anche se non in tutte le regioni) e la Sardegna dispongono di un sufficiente parco impiantistico, il Centro, il Sud peninsulare e la Sicilia soffrono già oggi di un deficit che costringe ad esportare i rifiuti verso il nord e all’estero. Qui l’approfondimento.

[3] Lo sviluppo di filiere per il recupero di materie prime critiche e strategiche è fondamentale per contribuire a garantire la sicurezza nell’accesso alle risorse: gli impianti rinnovabili (fotovoltaici, eolici e i sistemi di accumulo ad essi associati) che nei prossimi anni andranno a decommissioning (circa 400 mila tonnellate di rifiuti provenienti solo dal fotovoltaico al 2035), rappresentano una vera e propria miniera urbana.